giovedì 2 gennaio 2014

"VIZI e VIRTU' : Invidia, Accidia ed Ira"

Formidabili strumenti di sviluppo personale, nella giusta misura, vizi e virtù in una chiave di lettura di dizionario "reverso" : scopriremo quanta strada abbiamo ancora da fare.

INVIDIA
Come vizio rappresenta il rifiuto di gioire della felicità altrui, godendo delle sfortune. L'invidioso non sopporta quello che l'altro è o quel che l'altro possiede, poichè questo gli fa vedere la sua mediocrità. E' una degenerazione della giusta competizione, quando l'emulazione diventa timore di non essere come qualcun altro.
Come virtù rappresenta l'ammirazione, il motore dell'esistenza, la forza positiva che porta a misurarci con una persona che stimiamo. Conduce al superamento di sè.

L'ACCIDIA
Come vizio rappresenta la persona che evita il confronto, che non si mette alla prova e non si assume le proprie responsabilità. Vive una passività nella quale si immagina che le cose accadranno da sole o grazie a qualcun altro.
Come virtù rappresenta la quiete contemplativa, il riposo della mente. Mentre nell'accidioso c'è un "non fare" gelido, nella quiete contemplativa c'è un "non fare" ardente, che coglie in pieno il senso dell'esistenza. La pigrizia - in un mondo dove tutto è più veloce - può essere un ritorno alla lentezza, riappropriandosi di sè con un forte scarto rispetto la logica corrente secondo la quale ogni azione debba servire a qualcosa. Riconquistare del tempo per vivere i momenti, anche senza un fine.


L'IRA
Come vizio rappresenta la persona che - in collera - si dimentica dell'altro. Riversa su di lui il suo surplus di emotività senza preoccuparsi della capacità di riceverla. La collera è il contrario dell'affermazione di sè, un'insicurezza quasi infantile. La persona collerica si lascia trapassare dalle sue emozioni senza averle elaborate, agisce d'impulso, perde il controllo e pretende di avere ragione.
Come virtù rappresenta una difesa della propria identità, esprime lo sdegno per un torto subito. Ci possono essere sane collere contro il male, il dolore o un'ingiustizia che ci è stata fatta. La collera chiama a raccolta le nostre energie per darci la forza di difenderci per essere pronti a combattere.

di Silvia Cingolani
Mondo Hr Marche


CLIMA E BENESSERE : l'impatto delle riorganizzazioni

Nel momento in cui i disoccupati italiani superano - ad ottobre 2013 - la soglia del 12,5%, occuparsi di qualità della vita professionale sembra un lusso riservato ai privilegiati che hanno un posto sicuro, ma i promotori si dicono convinti del contrario: bisogna ribellarsi al clima di competizione continua, alla meritocrazia vissuta come sopravvivenza darwiniana del migliore, all'imbarbarimento delle relazioni personali suggerito dal clima generale da «si salvi chi può». 

- Anticipare l'impatto delle riorganizzazioni e delle ristrutturazioni aziendali sul benessere dei dipendenti, valutando anche l'aumento di lavoro che comportano

- Favorire l'equilibrio tra vita privata e professionale attraverso la flessibilità degli orari o il telelavoro

- Evitare le riunioni, le telefonate o l'invio di email ad orari impossibili 

Il fondamento teorico è «La civiltà dell'empatia» (edito in Italia da Mondadori) di Jeremy Rifkin, in cui l'economista americano sostiene che essere gentili e empatici conviene, oltre che essere eticamente giusto !

mercoledì 1 gennaio 2014

I GRANDI UOMINI DEL RINASCIMENTO : Paolo Volponi ed Adriano Olivetti


Breve racconto di Gianfranco Sanchioni

"Stai Tranquillo !!" mi disse Massimo nel suo ufficio che dava sul palazzo ducale (allora era assessore al turismo al comune di Urbino),  conosco bene Bruno e lui ti dirà qualcosa di più su Paolo Volponi. Arrivai da lui dall’ascensore della rampa Martini. 
Il tratto che feci a piedi, sotto i portici dal teatro alla piazza, assomigliava molto a quello fatto da  Guido quando parlava con Ettore a cercare la “ Cancellieri “ ne “LA STRADA PER ROMA”. Le facce degli studenti addormentati dalle lunghe sere passate nei locali a parlare di ragazze e futuro, mi consegnavano le stesse emozioni. Anche Volponi , mi di disse poi Bruno, faceva esattamente la stessa cosa. A parlare di quel sipario ducale che dal rinascimento , non si era mai più aperto. In effetti dopo avere letto “ SIPARIO DUCALE ” ho avuto la nitida sensazione di trovare una fotografia di quei primi anni settanta attraverso i due racconti scritti in parallelo : la vita vacua e leggera del conte ereditario Odino Oddi e quella intellettuale della coppia di professori anarchici Vives e Subissoni durante il periodo della strage di Piazza Fontana. 
Senza dubbio in quel romanzo riuscì a focalizzare con molto anticipo “La strategia della tensione”, che avrebbe poi caratterizzato quel momento storico e i tempi a venire fino a culminare nel fenomeno violento delle “ Brigate Rosse”. Toglie il velo quindi alle quieta e sonnolenta Urbino che celava fermenti di utopia e ribellione. Lo ha fatto però sempre da dietro quel sipario schiuso e con la convinzione che non si sarebbe ancora potuto aprire e per di più  sancendone  quella chiusura statica che dura ancora oggi nei romanzi del mio grande amico  Alessio Torino come “ URBINO, NEBRASKA
La strada per Roma, è stato per me la prima vera scoperta di Volponi. Il  primo dei suoi romanzi da me letto e per altro scritto quando era ancora ragazzo e quando era alle dipendenze del mostro sacro: ADRIANO OLIVETTI
Dopo essermi bevuto altri dei suoi romanzi riuscii a mettere a fuoco l’importanza epocale che hanno caratterizzato il passaggio di quegli anni scortati da una società contadina che girava pagina a favore degli impieghi sicuri nelle produzioni delle fabbriche. Nei cambiamenti repentini (è dir poco) di una generazione in fermento, ancora priva di una identità stabile e che faticava ad assorbire in maniera equilibrata quello che i nordeuropei facevano già da tempo. Inglesi in primis. Le lotte per il tranvai, la seicento, gli elettrodomestici sono tutti elementi sempre presenti nei libri di Volponi e che prendono vita proprio con la sua sanguigna narrazione a conferma di uno squilibrio politico -sociale evidente (Brigate rosse, divorzio, aborto).
E’ appunto ne “LE MOSCHE DEL CAPITALE”, che da voce all’operaio Tecraso oppresso da uno spietato e asettico potere industriale che si contrappone appunto all’altra faccia della fabbrica e della città. È in “ MEMORIALE” che sviscera la vita di Albino Salluggia, operaio piemontese che vive con la madre.
“Scrivo del rumore, perché per la prima volta che uno entra nella fabbrica il rumore è la cosa più importante, e più che guardare uno sta a sentire e sta a sentire senza volontà quel gran rumore che cade addosso come una doccia”. E ancora, “mi stupì il fatto che non ci fossero lavori da fare in gruppi : un gruppo tutt’insieme che si da una mano e tira e spinge di qua o di la o batte martelli o alza una grande macchina. Tutte le macchine erano per un uomo solo e un uomo poteva manovrarle comodamente”. 
Mancava qualcosa nella nuova evoluzione della società di Paolo Volponi che con lucida sintesi riusciva a precorrere quello che decenni dopo sarebbe diventato un collante sociale imprescindibile; Lo sport “Appoggiata sopra una macchina vidi una fotografia di Fausto Coppi. Gli uomini – quei reparti delle officine che attraversavo erano di soli uomini - si muovevano liberamente, non allontanandosi però dal loro posto, e parlavano sempre più tra di loro”. 
Pierpaolo Pasolini con il quale firmo il famoso manifesto e che gli costò l’allontanamento dalla presidenza della “ FONDAZIONE AGNELLI  ”celebrò nel 1962 l’uscita di MEMORIALE con parole inequivocabili: << Io penso che nessuna voce di romanziere, in questi anni , abbia trovato la propria fisionomia con tanta precisione, con tanta purezza, con tanto potere di rivelazione >>.
Ci consegnava quindi con MEMORIALE  un caposaldo della nostra storia sociale. Terribilmente proletario e borghese allo stesso tempo (figlio di ricchi proprietari terrieri e industriali), passa con una narrazione lucida,  dal manager Saraccini con la sua fiammante BMW de “LE MOSCHE DEL CAPITALE” il sogno mancato di democrazia industriale (Lei mi capisce bene, la nostra industria combatte da sola la battaglia … Noi combattiamo questa battaglia di cultura e di libertà … noi pensatori … noi che abbiamo letto Lucrezio e Voltaire, Rousseau, e Ricardo, e Max Weber, Croce, Einaudi, ma anche Orazio e Macchiavelli, Manzoni e Balzac, Proust e Thomas Mann e anche Nenni e Colombo…. La Pira e Il rapporto Pirelli, la battaglia non ci trova quindi impreparati ma proprio per non lasciar perdere e non perdonare niente a nessuno. 
Tutti i suoi fedeli chinarono il capo ad accogliere quella grandezza e a meditarla. Il più bravo commentò mormorando : Roba da New Deal. Roba da grandi riformisti ispirati e pragmatisti … i filosofi anche nell’industria precedono gli scienziati … la fisica non è che un pensiero …. L’elettronica poi ….disse l’ultimo del gruppo. È così che dovrà essere la nostra organizzazione : Pensiero , corrente, commutatore , proseguì il più bravo. Profitto , profitto !! In mezzo a quei discorsi a Sommersi Cocchi sembrava di capire che il vero padrone fosse il banchiere, più che non il suo presidente. Saraccini si voltò e annuì con tutta la testa irrigidita. Succhiò le labbra per quel fervore”)  - Al contadino Duilio di Cerqueto Bono davanti all’ispettorato della Federterra de “ LA STRADA PER ROMA”; parlate in dialetto;  disse il mestro Ettore che a Pesaro aveva accompagnato i contadini : “ en c’e’ l’acqua per le bestie ; en c’e’ piò manca le bestie. Chi lavora la terra ? Chi spacca la maiesa ? Lo c’ha un perticar c’fa un solc d’un palme – e ancora – “In città me stoff  piò che ne a chiapè de pett na costa sal volturecchia” “In città mi stanco molto di più che lavorare duro con l’aratro in salita”. 

La mancata democratizzazione industriale nel primo e una convulsa inquietudine del sofferto distacco dall’abbraccio caldo della provincia, per imboccare la strada delle città del nord e del miracolo economico nel secondo. Quindi le sferzate incisive e violente sul valore della vita perduta dell’imprenditoria manageriale della FIAT e della OLIVETTI di quegli anni. E’ ad Adriano Olivetti che dedica il libro e me lo rimarcò Bruno davanti a quella piada e vino a volontà a S.Arcangelo. “Devo lasciare qualcosa a sor Adriano Olivetti … consegnargli un ideale mancato di democratizzazione dell’industria e l’unico particolare che aveva tralasciato : il rapporto tra l’uomo e l’etica, tra l’occasione e il desiderio, tra democrazia e profitto“. 

Mi raccontò sempre Bruno che Olivetti dava importanza ai sindacati come struttura interna all’azienda ( un po il modello tedesco attuale dei primi anni di questo secolo, che funziona eccome se funziona … ma li eravamo negli anni sessanta). Mi disse anche che aveva chiamato Volponi e altri tre per dare un volto “umanistico” all’impresa che secondo lui doveva per forza passare attraverso la letteratura, per capire, per migliorare, per ritrovare il ricco bagaglio perduto … del rinascimento e non solo. 

Come non ricordare “IL PIANETA IRRITABILE” del 1978 , dove si immerge in una specie di romanzo alla Giulio Verne, una specie di romanzo cavalleresco per incunearsi  nelle rauche profonde di un romanzo Picaresco a far trasparire attraverso quattro grotteschi cavalieri dell’apocalisse un viaggio alla improbabile salvezza dell’universo. Qui nessuna parentela con la fantascienza , nessuna apertura utopistica che però vuole raccontare la distruzione ultima del nostro mondo sociale ed economico. Anche Bruno che era stato raccomandato da Volponi per entrare alla BREDA di Milano (famosa fabbrica di treni e di armi) era stato intaccato dal suo ipnotico potere poetico. Gli avevamo dato appuntamento a Rimini Nord dato che abitava a Gatteo (essendo anche lui Urbinate come noi). Eravamo puntuali come sempre io e Massimo. Alle nove ecco che ti arriva Bruno nel suo abbondante Volvo. Un uomo alto e corpulento alla vista e sicuro di se , pensai subito dopo. Mi sorprese la sua stretta di mano eccessiva, come risulto eccessivo poi il suo modo di proporsi con un ego veramente esagerato. “La S.Giovesa resta ancora adesso un ambiente caldo ma turistico, mentre allora era davvero emozionante. 

Ci sedemmo proprio sotto ai comandamenti di TONINO GUERRA con il quale avevo avuto , sempre il quel periodo, diversi incontri e questo mi rassicurava. Aveva una vecchia borsa in pelle, quelle dei “rappresentanti” di allora. "Allora Franco !! Ti sei innamorato di Paolo !! Non è difficile sai ? Mi disse con voce sicura e con diaframma pieno. Ordinate le piade e il “da mangiare”, prese subito dei libri tronfi di poesie e di scritti. "Non vorrà mica recitare qui daventi a tutti … " pensai. Massimo sogghignò perché lo conosceva bene e poi era anche suo mezzo parente. Ad alta voce e con un raro potere recitativo inziò a fluttuare dentro a quei testi. Ad ogni poesia che finiva, ci estasiava con recensioni occulate e precise. Vicino a noi una coppia … lui mangiava con un gomito appoggiato al tavolo , credo mangiasse trippa o quelle cose li con un cucchiaio che sembrava piu grande di lui , tanto era smilzo e piccolo di statura. Lei ci osservava da dietro il suo trucco spesso senza sguardi eccessivi quasi a far finta che quelle poesie le sentiva tutti i giorni. Più in la arrivarono al mio sguardo due donne con vestiti succinti assieme ad un tipo con tanto pelo dentro a quella camicia sbottonata all’eccesso. Il crocefisso d’oro se ne stava li quasi a incoronarlo come il miglior “ Magnaccia “ della riviera. Bruno andava imperterrito , eccome se andava. Ci parlo poi, tra una lettura e l’altra, di quello che grosso modo ho raccontato sopra, ma con la famigliarità di un fratello e questo ci faceva capire con più facilità tutto quel mondo e le dinamiche imprenditoriali. Il locale si consegnava irrorato da Bruno, da quella voce cosi calda e sicura dava ancor più lustro all’arredo e ai proclami attaccati alle pareti. Ma me am piz quella dla stanga !! quella le la mei ad tott !! (a me piace quella della stanga !! quella è la meglio di tutte ! ) se ne uscì il magnaccia con forte accento romagnolo. Erano dei versi di “Poesie e Poemetti“ di Volponi che facevano cosi: 

Hai le belle gambe aperte,le palpebre svolazzanti,la rondine sul ventre.I denti mobili sulla gengivaScomponi con la lingua.Hai anche la stanga di ferro Per tutto il corpoChe ti fa più morbidaQuando io t’abbraccio. 

Ero contento che la gente aveva partecipato indirettamente a quel piccolo evento. La magìa della poesia. Parlammo fino a tardi soprattutto di uomini che fanno il bene e il male delle imprese perché anche lui, come Volponi e soprattutto come Olivetti, erano convinti che il capitale umano doveva essere studiato e approfondito per rafforzare e far crescere l’impresa appunto. Era uscito anche li, quella sera, l’uomo al centro di tutto l’universo. Prima di uscire passammo davanti ad una fila di donne che con il mattarello avevano spianato la piada per tutta la sera e che adesso rassettavano per la chiusura.  "Par me la piò bella la iè steta quella dl’alba !! Me e mi muros a c’incontremmi sempar a la matina prest par non fec veda; per me la più bella è stata quella dell’alba !! Io e il mio ragazzo ci incontravamo sempre la mattina all’alba per non farci scoprire !! Ci sorprese la donna più grassa. 

All’albaÈ volato L’ultimo tordo.Ormai in questo cieloHanno cantato tutti gli uccelli.Ho fatto l’ultimo giro Per la macchia.Nulla si è mossoAlle mie grida Ai miei colpi sugli alberi.Sono corso da te,a questo vivo fuoco di ginepro.Quanta carne Con queste fustagne,calda.

In macchina, al ritorno, Massimo mi scrutava con un sorriso rassicurante. Dai Franco gim fort ch’è tardi !! Dai tott !! (dai Franco andiamo forte che è tardi !! vai a tutta !!)  ricambiai il suo sguardo con un sorriso altrettanto rassicurante e annuendo con la testa. E' già tott !! (Siamo già a tutta !!) 
Paolo Volponi, Adriano Olivetti , i comunisti libertari, i borghesi, gli anarchici, un po poeti, scrittori, letterati, ironici, grandi uomini del rinascimento e sognatori di mondi possibili.

di Gianfranco Sanchioni




"VIZI e VIRTU : Le Marche, il bel paese con li dolci colli" - di Gianfranco Sanchioni

Gentile Silvia ,
ho avuto il piacere di leggere il tuo articolo sul blog  “Mondo HR Marche”. L’attenzione è andata da subito al tema trattato : Vizi e virtù, invidia, accidia, ira. La sorpresa è stata quella di una piacevole coincidenza.  

Anche se breve , l’articolo racchiude un’analisi asciutta ed una felice intuizione, indirizzata, oltre alla società in genere, soprattutto al mondo imprenditoriale e manageriale. Trovo molto centrata,  interessante e viscerale, l’argomentazione da te trattata, che se approfondita da più voci potrebbe generare nuovi stimoli al cambiamento. Il cambiamento di una società ormai adagiata su un fianco come  per il lento e progressivo vanificarsi di una ricca eredità. Faccio riferimento a quella ricchezza culturale, sociale ed economica che altro non aspetta che una nuova corrente letteraria,artistica, imprenditoriale e manageriale la risollevi dall’attuale torpore. La coincidenza si chiama “ Marchenoir”. È di letteratura che sto parlando. Una antologia di racconti di scrittori emergenti marchigiani e non, racchiusi in un  libro (casa editrice Pequod) che affrontano  appunto il tema dell’invidia come cancro dei marchigiani, quindi accidia e ira , trovando una nitida e consapevole conferma che quelle dolci colline del miracolo socio economico, ci consegnano nei nostri giorni situazioni e vicissitudini a volte drammatiche. A riguardo, cito letteralmente la bella introduzione al libro di Andrea Bacianini e Antonio Maddamma : L’invidia, cancro dei marchigiani.

Aveva visto bene settecent’anni fa il poeta e astrologo Cecco D’Ascoli, nome d’arte di Francesco Stabili. “Le Marche, il bel paese con li dolci colli” sono marce d’invidia. L’invidia “che il mondo no abbandona”, che riempie di male lo sguardo dei marchigiani prima ancora che i suoi corollari, avarizia e follia, ne ottenebrino gli animi. Cecco che non smetteva mai di rimbeccare Dante per le sue astrusità poetiche. Ma su un punto erano d’accordo: l’invidia. Forse anche l’uno per l’altro. L’invidia che , secondo il sommo vate riempiva fino all’orlo l’animo dei suoi fiorentini: “La tua città ch’è piena / d’invidia si che già trabocca il sacco / seco mi tenne in la vita serena” sono le prime parole rivolte a Dante da Ciacco, primo dei concittadini incontrati nell’inferno (VI 49-51). Superbia e avarizia, le altre due “ faville ch’hanno i cuori accesi”, erano solamente, ancora , dei corollari ( VI, 75 ).

Ducent’anni fa è il poeta marchigiano per eccellenza Giacomo Leopardi, a rilanciare sull’invidia nella sua terra natale: “ una gente / zotica, vil ( … ) che m’odia e fugge, / per invidia no già, che non mi tiene / maggior di se , ma perché tale estima /  ch’io mi tenga in cor mio , sebben di fuori / a persona giammai non ne fo segno” (Le ricordanze , vv. 30-37). Quasi con malcelata superbia volesse negare ai suoi concittadini quell’invidia di cui ben conosceva la malignità. Ed è proprio in questo che , ci siamo accorti, emerge ancora oggi dai racconti degli scrittori della Carboneria Letteraria ( che ringraziamo soprattutto nella persona di Giuseppe D’Emilio, che ci ha accompagnato col suo calore in questa avventura) e dei suoi numerosi Friends, non tutti marchigiani. 

Non l’avarizia, che si aspetterebbe secondo il noto adagio romano che fotografava il dettaglio sgradito dell’epoca dello stato pontificio, cioè che gli esattori delle tasse erano stati reclutati oltre appennino (“ Meglio un morto in casa che un marchigiano alla porta”). Non la superbia che poco ha avuto storicamente a che vedere con l’appartatezza che ha caratterizzato i percorsi politici ed economici della regione. Non la follia, che pure si accompagna spesso al genio ( e di geni non ne sono certo mancati ). No, è proprio l’invidia ad animare questi racconti noir ambientati nelle marche: è questo sguardo bieco, torvo, sinistro, gettato dalle e sulle molte facce dei suoi abitanti, dalle e sulle molte facce di un territorio la cui pluralità è sottolineata perfino nel nome , come ci ricorda un recente slogan.
Nelle città più grandi, dove i benpensanti non vogliono vedere, ma sanno molto bene cosa succede quando lo specchio della virtù si incrina e il vizio perdona; nelle campagne dell’idilio ferito, dove riaffiorano le oscure radici di un male a lungo celato; lungo la riviera adriatica, che odora di alcol, sangue e povere da sparo, sulla quale allunga le mani la cupa ombra della criminalità organizzata; nelle pieghe del suo passato ricco di misteri, che si sfoglia come un libro di anime in pena; nei suoi anfratti segreti, dove le menti possono avvolgersi, su di loro stesse e correre il rischio di inabissarsi ; nelle calde ovatte della remota provincia, dove si annidano i germi fecondi della follia. 

Dall’ascolano al pesarese, dalle montagne alle coste, nessuna zona è rimasta indenne dallo scontro con la complessità del reale, cui il noir guarda quasi sempre in modo disperato.

Ancora quarant’anni fa era stato il genio lucido di un altro grande scrittore marchigiano, Paolo Volponi, a denunciare duramente nel suo “ Corporale” l’invidia come “ unico elemento (…) unitario della unità italiana , antropologica e sotto. Uno schifoso popolo di invidiosi. L’invidia istituita , organizzata in enti, casse, fondazioni e categorie come unico bene sociale” (1974, pp. 49-50).

Forse la miglior risposta a quell’inane profezia dell’ Alighieri, che vedeva nell’opera di un liberatore la salvezza dell’Italia, che vedeva nell’opera di un liberatore la salvezza dell’ Italia: costui avrebbe ricacciato all’inferno quella lupa famelica, figlia di lucifero, proprio l’angelo bello e impotente che Dante definì “ invidia prima”. L’Italia, settecento anni dopo, non ne è, né forse mai, ne sarà salva. L’invidia, cancro degli Italiani.-

Trovo questa introduzione al libro una proposta naturale e altresì interessante atta a concentrare sinergicamente spinte propulsive al fine di raggiungere il risultato da voi prefissato: Lo studio per il rinnovamento, per la crescita, per la conoscenza.


di Gianfranco Sanchioni




martedì 26 novembre 2013

"LA TANGIBILITA' DELL'INTANGIBILE" - ISTAO 5 dicembre 2013

Oggi diventa sempre più rilevante integrare elementi intangibili nella realtà organizzativa dando più completezza al concetto di valore d’impresa.
Appare quanto mai evidente il ruolo centrale che le risorse immateriali assumono nella creazione del valore dell’impresa, costituendo una delle variabili strategiche fondamentali per la sua affermazione sul mercato.

Il mutamento del contesto economico in cui le aziende si trovano ad operare, unitamente alla crescente necessità di un confronto in ambito internazionale, ha indotto gli studiosi ad approfondire il ruolo competitivo dei fattori immateriali, sia sotto il profilo di risorse legate a rapporti con l’ambiente esterno di riferimento, sia quali elementi sviluppati nell’ambito dei processi interni all’impresa. 

In che modo dunque le risorse intangibili possono concorrere al vantaggio competitivo di un’impresa?
Due sono i tipi di fattori che devono essere presi in esame nel bilancio per determinare il valore reale: il capitale tangibile - fabbricati, impianti, beni materiali - e il capitale intangibile o intellettuale - reputazione, brand e know how. Valutare il capitale umano ed intellettuale, comprendendo le dinamiche che creano valore, diviene fondamentale per attrarre investitori, mantenere i propri talenti, garantire una seria Corporate Governance, valutare i rischi ed assicurare la sostenibilità competitiva.


Giovedì 5 dicembre 2013



giovedì 14 novembre 2013

"S.O.S. LAVORO" : Strumenti e Tecniche per riemergere dal mare delle difficoltà professionali

La realtà professionale non è solo fonte di sostentamento economico, ma anche parte fondante della nostra identità, della serenità emotiva personale, familiare e di ampia parte del nostro esistere.
Quando il lavoro si riduce, si altera o viene meno, cosa resta di noi, della nostra persona, della nostra vita ?
Come affrontare al meglio tale passaggio ?
Come reinventarsi a 30, 40, 50 anni ?
Come preservare la calma e la lucidità interiore e le buone relazioni con gli amici ?
Come saper cogliere le nuove opportunità, mantenendo apertura mentale, flessibilità, creatività ?

A queste e molte altre domande si cercherà di risponder in questa tavola rotonda, fornendo strumenti pratici e strategie concrete, alla portata di tutti.

SENIGALLIA - 23 NOVEMBRE 2013
Hotel Cristallo - Lungomare Alighieri, 2
Ore 16:30



domenica 10 novembre 2013

"L'ATTESA ... " - di Beniamino Cinti Luciani

La identifichiamo spesso con il vuoto, l'assenza, la solitudine : propongo di pensare all'attesa come il dialogo interiore, il parlare con noi stessi, quel luogo dove possiamo incontrarci e riconoscerci.

Abbiamo molte sfumature di pensiero ma sostanzialmente ci assolviamo o ci condanniamo: è in questo luogo che avviene tutto, le nostre ragioni e i nostri torti, ma anche l'amore e l'odio, che non dichiariamo, che teniamo nascosti dentro di noi. 

Pensate anche cosa nasce nell'attesa: un prodigio, un miracolo, lì nasce IL DESIDERIO, si presenta prima come una fantasia, un'immaginazione, poi gradualmente si definisce, ma resta misterioso, poco aderente con la realtà che viviamo, poi diventa speranza e oscilla, comincia a sembrarci possibile e allo stesso tempo poco realizzabile; poi si ferma ed è come se lo dimenticassimo, ma riemerge all'improvviso, è stato un evento improvviso, una parola sentita, un contatto esterno, una persona che ha espresso un suo desiderio che ti ha rimandato al tuo che era sopito. 

Allora si risveglia, prende altra forma, ti fa pensare che la tua vita può cambiare se lo realizzi, ora attendi e la tua attesa non è più un vuoto, un'assenza, ma un confronto continuo con te stesso, con una spinta vitale, c'è una nuova possibilità per te, riesci a vedere le cose e le situazioni in maniera diversa e ti apri, vai verso il mondo: e' proprio in questo momento che puoi iniziare il dialogo con l'altro, l'altro può diventare lo specchio su cui ti rifletti e osservare così anche il tuo desiderio, che si espone, si definisce, assume la parola, si esprime. 

Ora cambia qualcosa, cambia il tuo sentire, hai ascoltato le tue parole, hai sentito le emozioni che le accompagnano, hai sentito le parole dell'altro. Il tuo desiderio è entrato in contatto con il mondo esterno, tu sei entrato in contatto con la tua parte più esposta: ai giudizi, ai pareri, all'accoglienza, al rifiuto, alla censura. 

Ma il tuo desiderio resiste, si trasforma ma resiste: ora l'attesa ha compiuto il suo percorso, sta a te la realizzazione, è una tua responsabilità !

di Beniamino Cinti Luciani
Psicologo
bennibcl@gmail.com


mercoledì 23 ottobre 2013

COSTRUISCI IL TUO FUTURO : Master in Gestione delle RISORSE UMANE

Il prezioso ingrediente che fa di un'azienda l'organizzazione vincente sotto ogni punto di vista : gli uomini.

Risorse uniche ed imprescindibili, innovano, ricercano, condividono e creano. E' grazie alla loro energia e competenza che l'impresa cresce quotidianamente.

Nel percorso descritto occorre un'attenta gestione del capitale umano: si deve attrarre il talento in azienda ma si deve avere la capacità di coinvolgerlo, trattenerlo, farlo crescere e fare in modo che ogni progetto sia il perfetto risultato di una ricetta vincente.

Difficile descrivere la figura del Responsabile della Gestione delle Risorse Umane, facile spiegarlo : signore aziende sappiate che è il vostro miglior Business partner, signori candidati sappiate che non esiste università che possa completare il vostro percorso di studi tanto da rendervi idea di che cosa realmente accada nelle dinamiche aziendali.



E' per questo che nasce il Master in Gestione delle Risorse Umane di ISTAO: per rispondere alle sollecitazioni che provengono dai cambiamenti organizzativi in corso nell'impresa e che influenzano e modificano gli stili ed i contenuti del management delle risorse umane.

Un Master che prevede, nella prima parte, una "full immersion" nella comprensione del Business, mentre nella seconda un orientamento all'approfondimento di quelle conoscenze tecniche e manageriali per la gestione delle Risorse.

Il Master si rivolge a laureati magistrali in discipline economiche, giuridiche, ingegneristiche e umanistiche con un'indispensabile conoscenza dell'inglese: avrà durata di 11 mesi comprensivi di un periodo di stage di fine corso.
Il percorso full-time avrà un taglio in stile americano: si parte dalla pratica per costruire la teoria sulle aree tematiche del Business Strategy, HR Management, Change management, People development e Pewople strategy.

Il project-work e lo stage finale rappresenteranno importanti occasioni per essere inseriti in un contesto professionale allineato con le proprie attitudini, conoscenze e competenze e porre le basi per la propria carriera lavorativa.





Per informazioni tel. 071.2137011 - informa@istao.it - www.istao.it

lunedì 21 ottobre 2013

IL CONTATTO - di Beniamino Cinti Luciani

Questo termine si presta spesso a interpretazioni e quindi se ne può fraintendere il contenuto, per questo motivo provo a darne una definizione che proviene dalla teoria della Gestalt. 

Abbiamo accennato in altre occasioni all'indispensabile necessità dell'altro e della sua presenza nella nostra vita, dove per "ALTRO" non si intende solo la presenza degli altri esseri umani, ma dell'AMBIENTE e di tutto ciò che lo compone (natura, clima, contesto sociale, cultura, affetti...). Con quali difficoltà o semplicità, accediamo alla relazione con tutto ciò che ci circonda? Sulla base di questo fondamentale principio, il CONTATTO, si esprime con la possibilità di aprire i nostri confini e di permettere l'accesso all'esperienza della relazione. L'individuo percepisce il valore del momento, attraverso un flusso di energia che proviene dall'esterno e che permea l'identità. Dopo questa esperienza, l'individuo è arricchito, è avvenuto il fenomeno della variazione e dell'accrescimento della conoscenza. Come in una sinfonia, l'armonia della musica inizia con un LARGO, seguito da un CRESCENDO, per proseguire con un ANDANTE/ALLEGRO per  concludere con un ADAGIO. Quello che resta è un benessere dello spirito e ciò che è entrato a far parte di noi, resta anche se non ne siamo consapevoli. 

La conoscenza quindi non è un accumolo di cognizioni ma una variazione continua di sensazioni,emozioni, stati d'animo che si sperimentano in relazione all'ambiente. Ora bisogna aggiungere che la storia personale, i nostri traumi, gli eventi dolorosi della nostra vita ma anche i momenti di piacere e bellezza producono una sensibile influenza per l'accesso al contatto. Il sole non brilla sempre, così come non è sempre nuvolo, ma avverrà più spesso, che le nubi offuschino il sole, che successivamente brillerà di nuovo e percepiremo la sua luminosità proprio per contrasto con il momento in cui era offuscato.Queste variazioni però ci inducono a pensare che la luce potrebbe non tornare e che potrebbe restare nuvolo a lungo e per contro a desiderare che ci sia sempre il sole.

Nella nostra vita, dunque, le esperienze, accumulano, paure e ansie, dalle quali ci difendiamo strutturando difese. Il CONTATTO allora viene vissuto con contenuti di rischio e si tende ad evitarlo e a contenerlo per timore di essere feriti.... oppure malgrado le ferite, sappiamo intimamente che non possiamo farne a meno perché, unica autentica fonte di vita.


di Beniamino Cinti Luciani
Psicologo
bennibcl@gmail.com


domenica 15 settembre 2013

"GUARDA IL TUO FUTURO" - Giancarlo Orsini

Che cosa succedere se si apre una piccola porta e l'immensa luce che ci colpisce ci affascina e ci abbaglia ? 

La prima reazione può essere di stupore, la seconda di attenta analisi dei particolari cercando di apprendere senza farsi influenzare da credenze, abitudini o distorsioni mentali che ci impediscono di osservare senza applicare filtri. La terza ? Sicuramente di gratitudine verso chi contribuisce quotidianamente ed attivamente al progresso ed all'innovazione.

Magari non a tutti è possibile girare il mondo per conoscere, condividere, creare ed innovare ma il mondo è a portata di noi : basta avere tanta curiosità, voglia di conoscere, voglia di migliorarsi ed un enorme desiderio di rendere migliore il mondo che ci circonda.

Ed è così, che con un breve viaggio virtuale ci troviamo proiettati in una realtà che sembra essere molto lontana ma solo a causa nostra condizionata, limitata apertura mentale ... niente di più sbagliato, il futuro è già molto più vicino di quanto possiamo credere :

Effettuato primo trapianto osseo con stampa 3D sul 75% del cranio
Un paziente statunitense è stato sottoposto al trapianto del 75% delle ossa del cranio, grazie ad uno speciale materiale "stampato" in tre dimensioni e ricavato "su misura" a partire da una tac.
Come spiega il quotidiano statunitense "The Los Angeles Times" è la prima volta che viene utilizzata la tecnica della stampa tridimensionale per un trapianto osseo.
Come sottolinea la Oxford Performance Materials, l'azienda statunitense che ha prodotto la protesi, si tratta tuttavia di una tecnica che potrà permettere in futuro di rimpiazzare qualsiasi osso con un sostituto fabbricato con materiali speciali, ma soprattutto a misura di ogni singolo paziente: bastano delle tac per poter ricavare la forma tridimensionale della protesi, con dei tempi di lavorazione massima di due settimane.

Termometro 2.0 per check-up completi in pochi secondi
Bastano solo 10 secondi a Scout per misurare tutti i valori, che poi invia tutte le informazioni allo smartphone che – grazie a un’apposita applicazione – si rende conto se allarmare l’utente oppure tranquillizzarlo. Il dispositivo arriverà in commercio entro fine anno, il prezzo sarà di circa 150 dollari. A proposito di Tricorder, ne è stato realizzato un altro esemplare tangibile e reale, che può essere utilizzato grazie al sistema operativo Linux che ne governa il funzionamento e grazie al doppio schermo touchscreen che garantisce un uso piuttosto comodo.

La Realtà Aumentata : Google Glass 
Sono immagini che in poche ore hanno attraversato blog e social network: un documentarista e consulente di comunicazione, Chris Barrett, ha registrato il video della cattura di alcuni uomini a Wildwood sulla costa orientale degli Stati Uniti. Indossava i Google Glass. È come avere una macchina fotografica o una videocamera in un luogo pubblico. 
In seguito ha aggiunto il filmato nella sua pagina di YouTube dove nel momento in cui viene scritto questo articolo veleggia verso 124 mila visualizzazioni. E ha raccolto più di un centinaio di commenti da parte degli utenti. Come cambierà il "Citizen Giournalism".

Sono solamente tre esempi di quanto la genialità della mente umana stia realizzando con una crescita a velocità esponenziale anche se ad oggi siamo anni luce lontani dal miracolo della vita, a questo .... ci stanno ampiamente ancora lavorando !

Un particolare ringraziamento a Giancarlo Orsini,