domenica 14 settembre 2014

"LIKE GENERATION : CRESCIUTI A PANE E SOCIAL NETWORK" - di Enrico Pedretti

Cresciuti a pane e social Network, i ragazzi nati tra la fine degli anni '90 ed i primi del 2000 hanno fatto dell'autenticità la loro cifra distintiva. Ne parliamo con Federico Capeci, Direttore Generale "Duepuntozero Reserach" del gruppo Doxa ed autore del libro #Generazione 2.0.

Chi sono i giovani al centro del suo saggio e qual'è il loro comune denominatore ?
"Sono i ragazzi cresciuti con il cosiddetto Web 2.0, ovvero il web che tutti noi oggi frequentiamo con disinvoltura tra forum, blog, social network, Wikipedia, ma che fino a pochi anni fa non esiteva. I siti, infatti, si consultavano, si leggevano e l'unico modo per interagire con chi aveva pubblicato un contenuto era inviare un'email. E' ad un certo punto che il mondo è cambiato drasticamente, grazie alla diffuzione di questo nuovo modo di vivere la rete che si basa sull'interazione, sulla condivisione e sul contributo libero di molti. Quando questo cambiamento è avvenuto (intorno agli anni 2004-2009), un gruppo di ragazzi adolescenti stava crescendo, sperimentando la propria identità, tra post, commenti like e share. Il più piccolo stava iniziando le scuole medie, il più grande era ll'università : si tratta di uno dei periodi dpiù importanti per la crescita di un individuo, su cui i social network ed il web più in generale hanno agito plasmando una nuova forma mentis. Sono i nostri 18-30enni di oggi, i ragazzi che si aprono ora al mondo (economico, sociale, politico, ecc.) e che dovrebbero prendere in mano il nostro futuro".

Sono i famosi "bamboccioni" ?
"In effetti sono quelli che molti etichettano in questo modo. Sbagliando di molto la prospettiva. Il libro che ho scritto parla di ragazzi differenti : propone una visione molto più propositiva e speranzosa di quella che ci mostrano i media ed è il risultato di una ricerca che ho condotto osservando il rapporto tra il web e la nostra società da oltre dieci anni. Dal mio punto di vista non sono nè bamboccioni, nè svogliati, nè incompetenti ... ovviamente non si può generalizzare, ci saranno anche ragazzi fatti così - è ovvio - ma ciò che intendo dire è che il loro DNA è un altro. E' quello di chi non ha barriere di spazio, di tempo, di socializzazione : sono in grado di esprimere il significato più alto della globalizzazione moderna. Non subiscono il fascino del possesso delle cose e dello status symbol : sono molto più autentici, concreti, veri dei giovani delle generazioni precedenti. Il Web, infatti ti mette a nudo, se non sei tu a farlo sono i tuoi amici che ti impongono di essere autentico e di dare un contributo agli altri. Questo avviene ogni giorno nei forum, nei blog, su Wikipedia, battendo su una tastiera o toccando un telefono.

Si può dire che sono sempre on-line ?
"Si, sono tanto on-line. Ma vivono anche, grazie a Dio !. Praticamente tutti hanno un accesso ad internet e frequentano il web per disparati motivi : per intrattenere relazioni, per comunicare, per svagarsi, per imparare. Ma questo non va a discapito di quella che qualcuno chiama la vita reale : perchè quella che vivono on-line non dovrebbe esserlo ? Siamo noi, che ricordiamo la rete fatta di avatar e di nomi falsi, che vediamo questi mondi non reali, virtuali appunto. Oggi, invece, la rete è fatta da persone, dalle loro vere relazioni, che siano vissute anche nella vita su strada o meno"

Ma soprattutto cosa vogliono e quali obiettivi hanno ? Cosa si aspettano da noi ?
"E' una generazione che non chiede nulla, che non si aspetta nulla. Non lotta contro qualcuno come facevano le precedenti, ma prende il mondo come un dato di fatto per costruire (e qui lotta, si ...) un qualcosa di diverso, più a portata di mano, più a propria immagine. Come una pagina di un forum o di Facebook, che parte in un modo ma che poi cresce e si modifica con il contributo di tutti. Ed il punto sta proprio qui : non aspettiamoci che ci chiedano un aiuto, anche perchè sanno che non abbiamo la capacità di capirli, visto che spesso fraintendiamo i loro comportamenti. Siamo noi però che abbiamo la responsabilità di muoverci verso di loro, capendoli, dandogli spazio, insomma. Sono loro che sono nel giusto, non noi. Perchè il mondo da un certo momento è cambiato e noi o cambiamo il modo con cui lo guardiamo o ci affidiamo a loro. Occorre accettare di salire a bordo di questa fluidità, che solo i giovani riescono a ben interpretare".

Come capirli e dialogare con loro come genitori ma non solo ?
"Il libro propone un nuovo paradigma per poter entrare in contatto con i giovani. Per questo fa un passo ulteriore rispetto alle tante voci di supporto o di sfida che si sentono da più parti. Si chiama "STILE", un acronimo di Socialità, Trasparenza, Esperienza, che sono i 5 contenitori di valore che ci aiutano a capire questi ragazzi e ci conducono ad intrattenere un dialogo con loro.

E quando li abbiamo in azienda come collaboratori, cosa pensano e vogliono dal lavoro ?
"Ogni Manager dovrebbe avere un esponente della Generazione 2.0 al proprio fianco, un assistente al cambiamento, potrei dire. Ma è difficile, perchè a volte non riusciamo neanche a capirli, e quindi ad apprezzarli. Dal lavoro vogliono progetti concreti, non grandi programmi a lungo termine, chiedono trasparenza e meritocrazia. E' una generazione che chiede molto, insomma, e che non rispetta i ruoli. Ma proprio per questo ci dovrebbe interessare, in un momento come questo che ci richiede un forte ripensamento delle logiche con cui facciamo Business ed Impresa.

Insomma, sapremo dargli briglia e sapranno essere loro il riscatto di un paese stanco ?
Difficile dirlo oggi, quando rappresentano una porzione molto piccola della nostra vecchia popolazione e quando il tasso di disoccupazione giovanile supera il 40%. Ma abbiamo il dovere e la responsabilità di far si che questo accada :  il loro modo di vedere le cose è intimamente nuovo e positivo, per questo, ritengo abbiamo di fronte un buon carburante per la ripresa, ma occorre una miccia che solo i genitori, gli insegnanti i politici, i capi di impresa possono decidere di attivare o meno".

Da "DIRIGENTE" Periodico di MANAGERITALIA
Giugno 2014

sabato 26 luglio 2014

"LE PAROLE CHE SCHIACCIANO (per primo a chi le pronuncia)" - di Silvia Bonino

Da molte parti viene deprecata la violenza verbale che ha progressivamente invaso la nostra vita quotidiana ed i rapporti tra le persone. La sua diffusione è evidente nella vita pubblica e sui social network, dove la ricerca dell'iperbole è diventata la norma, nel tentativo di trovare visibilità in mondi in cui le parole dette e scritte sono talmente tante da costituire un rumore di fondo nel quale è sempre più difficile farsi sentire. Ma l'abitudine a ricorrere ad espressioni brutali è passata anche nella vita lavoraitva e familiare, e molti lamentano il logoramento quotidiano che proviene da modalità aggressive di comunicare.
In genere di quest'abitudine si stigmatizzano gli effetti negativi sulla vita di relazione: che l'autore ne abbia piena consapevolezza o no la violenza, per quanto verbale, ha come effetto il danno di un'altra persona, che sovente reagisce a sua volta in modo aggressivo, in un crescendo sempre più difficile da controllare. La preoccupazione che dalle parole si passi ai fatti è fondata, e riguarda non solo bambini ed adolescenti, cioè soggetti ancora in età evolutiva ma anche molti adulti con insufficiente capacità di autocontrollo. Questo passaggio è favorito dalla maggiore accettazione degli atteggiamenti aggressivi, prima conseguenza della diffusione dell'aggressività verbale.

Ma le conseguenze negative su chi è bersaglio della violenza verbale non sono l'unico aspetto da considerare. Ce n'è un altro, perlopiù ignorato. Nel porre l'attenzione sul destinatario delle parole violente, si dimentica l'effetto negativo che queste esternazioni hanno per la persona stessa che le esprime. Bisogna quindi riflettere anche sugli effetti che le aggressioni verbali hanno non solo sugli altri, ma anzitutto sulla persona che si esprime abitualmente in questo modo. Non c'è dubbio che gli effetti siano negativi sia a livello emotivo che cognitivo e questo per una ragione molto precisa, anche se sovente dimenticata : le reazioni aggressive rappresentano modalità primitive di fare fronte alle frustrazioni, alle difficoltà ed ai problemi. Non a caso, condividiamo queste possibilità con molti atri animali e soprattutto con i mammiferi a noi più vicini. I circuiti emotivi dell'irritazione e della collera sono sedimentati nel cervello limbico che alberga nel nostro sistema nervoso centrale, e che rappresenta a livello di sviluppo filogenetico, il cervello dei primi mammiferi. Per questo ragioni l'aggressione è in genere incapace di risolvere i problemi relazionali che gli esseri umani si trovano a dover affrontare. Il fatto che l'aggressione negli esseri umani possa essere verbale, e non unicamente fisica come negli animali, rappresenta di certo un progresso, ma non migliora il valore adattivo di una risposta che resta molto primitiva. Se un attacco aggressivo sembra risolvere sul momento un conflitto, la complessità della vita sociale umana richiede ben altre competenze. Si tratta di abilità di cui gli esseri umani sono capaci, grazie sia alla disposizione naturale che all'educazione. Ne sono esempi la cooperazione, che chiama in causa modalità cognitivamente più evolute di analisi dei problemi e di ricerca delle soluzioni, ma anche l'empatia e la compassione.

A livello emotivo, l'attacco verbale ha la conseguenza negativa di strutturare progressivamente una modalità aggressiva di affrontare le situazioni, rafforzando l'emozione di rabbia e le risposte fisiologiche collegate. In concreto, ciò significa che dopo un attacco verbale l'emozione di chi così si è espresso è diventata più stabilmente negativa ed oppositiva. Infatti esprimersi in modo aggressivo non è affatto un salutare sfogo e non prelude di per se a comportamenti più utili, ma al contrario ne impedisce la comparsa. Anche sul piano cognitivo le manifestazioni aggressive hanno conseguenze negative, perché vengono a costruire progressivamente delle interpretazioni di tipo ostile e violento. Si creano così spiegazioni che sono funzionali al proprio stato emotivo, con interpretazioni che diventano sempre più rigide a mano a mano che l'aggressione verbale viene ripetuta. Ne risultano narrazioni che sono progressivamente sempre più impermeabili a qualunque altra interpretazione o modifica. Le parole aggressive finiscono così per strutturare in modo sempre più stabile pensieri e sentimenti, che a loro volta indirizzano i comportamenti in un'unica direzione.
Di conseguenza, anche se le parole violente sono pietre lanciate contro un avversario da colpire, di fatto esse ricadono anche contro chi le proferisce. Il risultato della violenza verbale è quindi paradossale: non serve a risolvere la complessità dei problemi e dei conflitti posti dalla vista sociale, che anzi generalmente aggrava, mentre fa stare peggio emotivamente chi le pronuncia e ne limita l'apertura cognitiva a soluzioni più inventive.

Di fronte a questa amara constatazione, l'aggressione verbale dovrebbe perdere ai nostri occhi la sua attrattiva: è bene allora riconsiderare le nostre abitudini e provare a lasciare spazio ad altre emozioni e pensieri. In famiglia, così come sul lavoro e nella quotidiana vita sociale, fermare la diffusa abitudine all'aggressione verbale, che spesso scatta come un automatismo, non è segno di debolezza o buonismo, ma di intelligente e creativa capacità di trovare le soluzioni migliori e di proteggere se stessi, prima ancora degli altri, dalle conseguenze negative della violenza.

Di Silvia Bonino
Dipartimento di Psicologia
Università di Torino

lunedì 7 aprile 2014

"AD OGNUNO LA SUA ARTE" - di Wilson Santinelli



Se riuscissimo talvolta a far stare in silenzio il cervello e parlare con il cuore riusciremmo forse ad avvicinarci all'arte di Wilson Santinelli : quello che vede - attraverso il 35mm - non è solo immagine, è l'intenso sguardo dalla sua anima più profonda.

La fotografia è una forma di linguaggio, da tutti comprensibile e che da la possibilità di percepire in un solo istante quello che potrebbero raccontare mille parole : un'unica raccolta di immagini, singolare, curiosa, che scruta attentamente nella passione che - per i soggetti ritratti - ha avuto la fortuna di diventare un lavoro.

di Wilson Santinelli

Mostra Fotografica 

Dal 6 al 16 aprile 2014
Sala San Michele
Fano

www.wilsonsantinelli.com

giovedì 13 marzo 2014

"JOB ACT": RIFORMA DEL LAVORO IN DUE MOSSE

Fonte: Presidenza Consiglio dei Ministri

Concluso il Consiglio dei Ministri, il Presidente Matteo Renzi e tutta la compagine governativa hanno presentato ieri sera  alla stampa e ai media i provvedimenti che saranno a breve adottati.

Per quanto riguarda il mondo del lavoro e le misure per favorire l’occupazione il Governo, tramite il suo Ministro Poletti, ha annunciato che i provvedimenti saranno adottati in due distinti  momenti.

Il primo tramite atto d’urgenza con l’introduzione di un decreto legge, mentre il secondo demandato alle cure di un disegno di legge da definire entro 6 mesi.

Tra le misure da introdursi con decreto legge spiccano le modifiche alle discipline del contratto a termine, dell’apprendistato e del Durc.

CONTRATTO A TERMINE
In merito al contratto a termine la modalità “acausale” potrà avere definitivamente una durata totale e massima di 36 mesi ma con un contingentamento al 20% delle maestranze in forza. Saranno inoltre eliminati i cosiddetti “stop-and-go” tecnici tra un contratto a termine e l’altro (attualmente di 10 o 20 giorni in base alla durate del contratto) prevedendo quindi la possibilità di più proroghe nell’arco di una durata massima del contratto di 36 mesi.

APPRENDISTATO
Per quanto riguarda l‘apprendistato la forma scritta sarà necessaria solo per il contratto stesso e per l’apposizione del periodo di prova, escludendone la previsione per il piano formativo. Viene inoltre prevista l’abolizione delle quote di stabilizzazione, l’introduzione di una quota retributiva del 35% da legare alle ore di formazione e l’abolizione degli obblighi di integrazione della formazione tramite l’offerta formativa pubblica (formazione trasversale).

DURC
Infine il Durc sarà letteralmente smaterializzato prevedendo che i datori di lavoro possano acquisire il documento direttamente on-line scaricandolo dai siti istituzionali.

GLI OBIETTIVI DEL GOVERNO:
- la semplificazione degli adempimenti in materi di lavoro a carico delle aziende;
- la razionalizzazione e armonizzazione degli ammortizzatori sociali riportando la CIGO e la CIGS alla loro naturale funzione, abolendo la CIG in deroga e coordinando e unificando la disciplina ASpI  e Mini-ASpI;
- l’implementazione della riorganizzazione dei servizi per l’impiego e delle politiche attive in particolare con l’introduzione dell’Agenzia nazionale per l’impiego;
- il riordino delle attuali forme contrattuali vigenti introducendo il Testo Unico del lavoro e prevedendo anche l’introduzione di nuove formule contrattuali più snelle e che permettano un più veloce ingresso nel mondo del lavoro;
- l’introduzione a livello universale della tutela di maternità anche per quelle lavoratrici attualmente sguarnite (cococo e cocopro), l’incentivazione a forme premianti di flessibilità di orario di lavoro al fine di una maggiore conciliazione dei tempi vita-lavoro e una maggior integrazione dei servizi all’infanzia nelle aziende sia del settore pubblico che privato.

In collaborazione con :

http://labortre.wordpress.com

mercoledì 5 marzo 2014

IL SEGRETO PER VINCERE? Una squadra affiatata, il talento del singolo

Un incontro di AIDP Marche con il coach Dan Peterson svela le tecniche di team leadership.

Vincere sempre è impossibile ma vincere bene ed accrescere contemporaneamente il valore del proprio lavoro e del gruppo è sicuramente possibile. 

Nulla è più complesso nelle organizzazioni di lavoro che la creazione e la gestione di un gruppo di persone che abbiano abilità complementari, visione e senso del ruolo e talento personale. Il gruppo di individui diventa team quando i componenti identificano e raggiungono un accordo ideale, un patto sugli obiettivi comuni e sul modo come raggiungerli. I manager che sono a capo di team nelle aziende sono un po’ come gli allenatori di una squadra e nello sport valgono regole che sempre più spesso si usano per gestire team interni alle aziende, regole che hanno bisogno di Leadership salda e per crescere come leader (o far crescere dei leader) ci vuole tanto allenamento, lavorando innanzitutto sulla capacità di apprendimento e sulla consapevolezza che questo processo richiede. 

L'Associazione Italiana per la Direzione del Personale AIDP è punto di riferimento in Italia per tutti coloro che si occupano professionalmente della relazione individuo/azienda, coniugando le esigenze dello sviluppo dell'impresa e delle persone e rappresenta tutti coloro che operano nel nostro Paese in funzioni direttive, di responsabilità e di consulenza nell’area del Personale di aziende e istituzioni pubbliche e private. 

AIDP Marche ha organizzato il 12 marzo alle 16,00 ad Ancona presso l’ISTAO un incontro con Daniel Lowell "Dan" Peterson, allenatore di pallacanestro, giornalista e telecronista sportivo statunitense, dal 2012 membro dell'Italia Basket Hall of Fame. 

In questo incontro Dan Peterson «il» Coach per antonomasia parlerà della sua carriera sportiva alla quale si è affiancata una seconda come business coach, in cui da anni mette in gioco le sue grandi capacità comunicative e di motivazione sui temi della leadership e dell’efficacia personale, temi che avvicinano il mondo dello sport alle dinamiche di quello aziendale. Non è necessario essere appassionati di basket, aver seguito le squadre da lui allenate o le partite accompagnate dalle sue vivacissime telecronache: Dan Peterson lo conosciamo tutti. E chi non ricorda le sue frasi a effetto, su tutte «Per me... numero 1!»?. La sua visione della leadership, riportate anche nel suo ultimo libro, fornisce indicazioni che trovano riscontro negli «schemi di allenamento» che Dino Ruta aiuterà a mettere a fuoco e facilmente spendibili nella pratica. Rivolto, come direbbe Peterson, agli «amici sportivi e non sportivi», l’incontro darà modo di comprendere il ritratto a tutto tondo di quel formidabile modello di leadership autentica che «il» Coach rivela di essere, per portare poi la sua grinta in azienda. 

CHI E’ DAN PETERSON
Nato a Evaston il 9 gennaio del 1936, fu proprio il suo coach, Jack Burmaster, a ispirarlo a intraprendere a sua volta la carriera di allenatore, dopo che la squadra guidata da Peterson aveva vinto tre titoli in tre anni con la Ridgway Club nella YMCA di Evanston. Nel 1958 si laureò come insegnante di Pallacanestro alla Northwestern University. Nel 1962 ricevette un titolo d'istruzione in Sport Administration dalla Michigan University. Dal 1963 cominciò ad affermarsi come allenatore nelle università americane di Michigan State e USNA, poi nel 1966 divenne capo allenatore all'università del Delaware, posto che mantenne per i successivi 5 anni. Nel 1971 diventò capo allenatore della nazionale cilena, portandola al miglior piazzamento di sempre (quarto posto) nei giochi del Sud America. Dal 1973 cominciò l'avventura in Italia, prima alla Virtus Bologna e poi, dal 1978 al 1987, all'Olimpia Milano. Con la squadra di Bologna vinse la Coppa Italia del 1974 e lo scudetto del 1976. A Milano con l'Olimpia vinse 4 scudetti (1982, 1985, 1986 e 1987), 2 Coppe Italia (1986 e 1987), una Coppa Korać (1985) e una Coppa dei Campioni (1987), oltre ad ottenere numerosi altri piazzamenti. Si ritirò nel 1987. Nelle stagioni 2008-09 e 2009-10 è stato consulente della Reyer Venezia Mestre. Il 3 gennaio 2011 subentra, dopo 23 anni di inattività sportiva, all'esonerato Piero Bucchi sulla panchina di Milano.  Esordisce con una vittoria interna al Mediolanum Forum ai danni di Caserta per 98-84. Il 7 giugno dello stesso anno, dopo la sconfitta in semifinale (gara 4) contro Cantù e la conseguente eliminazione, lascia a Sergio Scariolo la guida dell'Olimpia.

Tutti i dettagli su :
http://aidpmarche.wordpress.com/2014/03/05/time-for-action-dan-peterson-e-dino-ruta/

MONDO HR MARCHE

martedì 11 febbraio 2014

"HOW SUCCESSFUL PEOPLE STAY CALM" - Travis Badberry

The ability to manage your emotions and remain calm under pressure has a direct link to your performance. TalentSmart has conducted research with more than a million people, and we’ve found that 90% of top performers are skilled at managing their emotions in times of stress in order to remain calm and in control.

If you’ve followed my work, you’ve read some startling research summaries that explore the havoc stress can wreak on one’s physical and mental health (such as the Yale study, which found that prolonged stress causes degeneration in the area of the brain responsible for self-control). The tricky thing about stress (and the anxiety that comes with it) is that it’s an absolutely necessary emotion. Our brains are wired such that it’s difficult to take action until we feel at least some level of this emotional state. In fact, performance peaks under the heightened activation that comes with moderate levels of stress. As long as the stress isn’t prolonged, it’s harmless.

New research from the University of California, Berkeley, reveals an upside to experiencing moderate levels of stress. But it also reinforces how important it is to keep stress under control. The study, led by post-doctoral fellow Elizabeth Kirby, found that the onset of stress entices the brain into growing new cells responsible for improved memory. However, this effect is only seen when stress is intermittent. As soon as the stress continues beyond a few moments into a prolonged state, it suppresses the brain’s ability to develop new cells.

“I think intermittent stressful events are probably what keeps the brain more alert, and you perform better when you are alert,” Kirby says. For animals, intermittent stress is the bulk of what they experience, in the form of physical threats in their immediate environment. Long ago, this was also the case for humans. As the human brain evolved and increased in complexity, we’ve developed the ability to worry and perseverate on events, which creates frequent experiences of prolonged stress.

Besides increasing your risk of heart disease, depression, and obesity, stress decreases your cognitive performance. Fortunately, though, unless a lion is chasing you, the bulk of your stress is subjective and under your control. Top performers have well-honed coping strategies that they employ under stressful circumstances. This lowers their stress levels regardless of what’s happening in their environment, ensuring that the stress they experience is intermittent and not prolonged.

While I’ve run across numerous effective strategies that successful people employ when faced with stress, what follows are ten of the best. Some of these strategies may seem obvious, but the real challenge lies in recognizing when you need to use them and having the wherewithal to actually do so in spite of your stress.

They Appreciate What They Have
Taking time to contemplate what you’re grateful for isn’t merely the “right” thing to do. It also improves your mood, because it reduces the stress hormone cortisol by 23%. Research conducted at the University of California, Davis found that people who worked daily to cultivate an attitude of gratitude experienced improved mood, energy, and physical well-being. It’s likely that lower levels of cortisol played a major role in this.

They Avoid Asking “What If?”
“What if?” statements throw fuel on the fire of stress and worry. Things can go in a million different directions, and the more time you spend worrying about the possibilities, the less time you’ll spend focusing on taking action that will calm you down and keep your stress under control. Calm people know that asking “what if? will only take them to a place they don’t want—or need—to go.

They Stay Positive
Positive thoughts help make stress intermittent by focusing your brain’s attention onto something that is completely stress-free. You have to give your wandering brain a little help by consciously selecting something positive to think about. Any positive thought will do to refocus your attention. When things are going well, and your mood is good, this is relatively easy. When things are going poorly, and your mind is flooded with negative thoughts, this can be a challenge. In these moments, think about your day and identify one positive thing that happened, no matter how small. If you can’t think of something from the current day, reflect on the previous day or even the previous week. Or perhaps you’re looking forward to an exciting event that you can focus your attention on. The point here is that you must have something positive that you’re ready to shift your attention to when your thoughts turn negative.

They Disconnect
Given the importance of keeping stress intermittent, it’s easy to see how taking regular time off the grid can help keep your stress under control. When you make yourself available to your work 24/7, you expose yourself to a constant barrage of stressors. Forcing yourself offline and even—gulp!—turning off your phone gives your body a break from a constant source of stress. Studies have shown that something as simple as an email break can lower stress levels.

Technology enables constant communication and the expectation that you should be available 24/7. It is extremely difficult to enjoy a stress-free moment outside of work when an email that will change your train of thought and get you thinking (read: stressing) about work can drop onto your phone at any moment. If detaching yourself from work-related communication on weekday evenings is too big a challenge, then how about the weekend? Choose blocks of time where you cut the cord and go offline. You’ll be amazed at how refreshing these breaks are and how they reduce stress by putting a mental recharge into your weekly schedule. If you’re worried about the negative repercussions of taking this step, first try doing it at times when you’re unlikely to be contacted—maybe Sunday morning. As you grow more comfortable with it, and as your coworkers begin to accept the time you spend offline, gradually expand the amount of time you spend away from technology.

They Limit Their Caffeine Intake
Drinking caffeine triggers the release of adrenaline. Adrenaline is the source of the “fight-or-flight” response, a survival mechanism that forces you to stand up and fight or run for the hills when faced with a threat. The fight-or-flight mechanism sidesteps rational thinking in favor of a faster response. This is great when a bear is chasing you, but not so great when you’re responding to a curt email. When caffeine puts your brain and body into this hyperaroused state of stress, your emotions overrun your behavior. The stress that caffeine creates is far from intermittent, as its long half-life ensures that it takes its sweet time working its way out of your body.

They Sleep
I’ve beaten this one to death over the years and can’t say enough about the importance of sleep to increasing your emotional intelligence and managing your stress levels. When you sleep, your brain literally recharges, shuffling through the day’s memories and storing or discarding them (which causes dreams), so that you wake up alert and clear-headed. Your self-control, attention, and memory are all reduced when you don’t get enough—or the right kind—of sleep. Sleep deprivation raises stress hormone levels on its own, even without a stressor present. Stressful projects often make you feel as if you have no time to sleep, but taking the time to get a decent night’s sleep is often the one thing keeping you from getting things under control.

They Squash Negative Self-Talk
A big step in managing stress involves stopping negative self-talk in its tracks. The more you ruminate on negative thoughts, the more power you give them. Most of our negative thoughts are just that—thoughts, not facts. When you find yourself believing the negative and pessimistic things, your inner voice says, “It’s time to stop and write them down.” Literally stop what you’re doing and write down what you’re thinking. Once you’ve taken a moment to slow down the negative momentum of your thoughts, you will be more rational and clear-headed in evaluating their veracity.

You can bet that your statements aren’t true any time you use words like “never,” “worst,” “ever,” etc. If your statements still look like facts once they’re on paper, take them to a friend or colleague you trust and see if he or she agrees with you. Then the truth will surely come out. When it feels like something always or never happens, this is just your brain’s natural threat tendency inflating the perceived frequency or severity of an event. Identifying and labeling your thoughts as thoughts by separating them from the facts will help you escape the cycle of negativity and move toward a positive new outlook.

They Reframe Their Perspective
Stress and worry are fueled by our own skewed perception of events. It’s easy to think that unrealistic deadlines, unforgiving bosses, and out-of-control traffic are the reasons we’re so stressed all the time. You can’t control your circumstances, but you can control how you respond to them. So before you spend too much time dwelling on something, take a minute to put the situation in perspective. If you aren’t sure when you need to do this, try looking for clues that your anxiety may not be proportional to the stressor. If you’re thinking in broad, sweeping statements such as “Everything is going wrong” or “Nothing will work out,” then you need to reframe the situation. A great way to correct this unproductive thought pattern is to list the specific things that actually are going wrong or not working out. Most likely you will come up with just some things—not everything—and the scope of these stressors will look much more limited than it initially appeared.

They Breathe
The easiest way to make stress intermittent lies in something that you have to do everyday anyway: breathing. The practice of being in the moment with your breathing will begin to train your brain to focus solely on the task at hand and get the stress monkey off your back. When you’re feeling stressed, take a couple of minutes to focus on your breathing. Close the door, put away all other distractions, and just sit in a chair and breathe. The goal is to spend the entire time focused only on your breathing, which will prevent your mind from wandering. Think about how it feels to breathe in and out. This sounds simple, but it’s hard to do for more than a minute or two. It’s all right if you get sidetracked by another thought; this is sure to happen at the beginning, and you just need to bring your focus back to your breathing. If staying focused on your breathing proves to be a real struggle, try counting each breath in and out until you get to 20, and then start again from 1. Don’t worry if you lose count; you can always just start over.

This task may seem too easy or even a little silly, but you’ll be surprised by how calm you feel afterward and how much easier it is to let go of distracting thoughts that otherwise seem to have lodged permanently inside your brain.

They Use Their Support System
It’s tempting, yet entirely ineffective, to attempt tackling everything by yourself. To be calm and productive, you need to recognize your weaknesses and ask for help when you need it. This means tapping into your support system when a situation is challenging enough for you to feel overwhelmed. Everyone has someone at work and/or outside work who is on their team, rooting for them, and ready to help them get the best from a difficult situation. Identify these individuals in your life and make an effort to seek their insight and assistance when you need it. Something as simple as talking about your worries will provide an outlet for your anxiety and stress and supply you with a new perspective on the situation. Most of the time, other people can see a solution that you can’t because they are not as emotionally invested in the situation. Asking for help will mitigate your stress and strengthen your relationships with those you rely upon.

The Forbes
Travis Badberry
http://www.forbes.com/sites/travisbradberry/2014/02/06/how-successful-people-stay-calm/

sabato 1 febbraio 2014

"L'EVOLUZIONE DEL MANAGEMENT NELLE IMPRESE DELLE MARCHE" - Ancona, 14 febbraio 2014

Come stanno reagendo le aziende che operano nelle Marche, ai cambiamenti imposti dal mutato contesto economico e dal ricambio generazionale?

Processi e strumenti di management delle imprese, evoluzione del ruolo dei Manager che le dirigono, ed affiancamento della preziosa cultura imprenditoriale del fare.


VENERDI' 14 FEBBRAIO 2014 - ORE 17:00
Ancona, Villa Favorita, Via Oliviero Zuccarini, 14
Sala Conferenze ISTAO

17:00 - Paolo Moscioni
Saluti del Presidente Manageritalia ANCONA 

17:15 - Gianluca Gregori 
Presidente Facoltà di Economia Università Politecnica delle Marche
Presentazione della ricerca "Analisi dell'evoluzione del management nelle Marche"


18:00 - Tavola Rotonda
Moderatore :

Annalisa Serpilli - Giornalista RAI TGR Marche

Partecipano :
Giuliano Calza - Presidente Associazione Italiana Direzione del Personale
Gruppo Regionale Marche
Mauro Carbonetti - Amministratore Delegato Gruppo Gabrielli
Sauro Longhi - Rettore Università Politecnica delle Marche
Marco Luchetti - Assessore al Lavoro e Formazione Regione Marche
Massimiliano Polacco - Direttore Confcommercio Marche
Antonio Votino - Manageritalia Ancona

19:00 Aperitivo e Saluti


mercoledì 29 gennaio 2014

"BARILLA : un'azienda Italiana nel Mondo"

In occasione dell'inaugurazione dell'Anno Accademico 2013 - 2014 di ISTAO, il prossimo 

MERCOLEDI' 19 febbraio 
dalle ore 16:30

GUIDO BARILLA
Presidente Barilla 

parlerà sul tema 
"BARILLA - Un'azienda Italiana nel Mondo"

L'evento è riservato e su invito, da compilare e spedire via @mail o fax alla Segreteria :

ISTAO - Ufficio Presidenza
via Zuccarini, 15 - 60131 Ancona
tel. 071 2137011
fax 071 2901017 / 071 2900953
presidenza@istao.it

Scarica l'Invito :

http://istao.it/wp-content/uploads/2014/01/prolusione2014.pdf

mercoledì 22 gennaio 2014

"2014 LA RIPRESA" - Senigallia 25 gennaio 2014

Il prossimo evento, sabato 25 GENNAIO ore 16.30
a Senigallia, Hotel Cristallo, 
con Antonio VotinoSimonetta SgrecciaFranco Rossi, Anna Fata, 
con il sostegno di INCOACHING di Franco Rossi, Alessandro Pannitti
e il Patrocinio di GIOMarche :


INGRESSO GRATUITO, PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA
info@armoniabenessere.it